
“……certo è che un così gran segreto stava nel cuore della povera donna, come, in una botte vecchia e mal cerchiata, un vino molto giovine, che griglia e gorgoglia e ribolle, e, se non manda il tappo per aria, gli geme all’intorno, e vien fuori in ischiuma, e trapela tra doga e doga, e gocciola di qua e di là, tanto che uno può assaggiarlo, e dire a un di presso che vino è.”
Alessandro Manzoni, ‘I Promessi Sposi’, 1842, cap.11
“Fatti alcuni passi in Gorgonzola, vide un’insegna, entrò; e all’oste, che gli venne incontro, chiese un boccone, e una mezzetta di vino: le miglia di più, e il tempo gli avevan fatto passare quell’odio così estremo e fanatico. ‘Vi prego di far presto - soggiunse: - perché ho bisogno di rimettermi subito in istrada.’ E questo lo disse, non solo perché era vero, ma anche per paura che l’oste, immaginandosi che volesse dormir lì, non gli uscisse fuori a domandar del nome e del cognome, e donde veniva, e per che negozio…Alla larga!”
Alessandro Manzoni, ‘I Promessi Sposi’, 1842, cap.16
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“Thou liest, most ignorant monster: I am in case to justle a constable. Why, thou debosh’d fish, thou, was there ever man a coward that hath drunk so much sack as I to-day ? Wilt thou tell a monstrous lie, being but half a fish and half monster ?”
“Tu menti, ignorantissimo mostro: riuscirei persino a tener testa a un caporale. Ehilà, debosciato d’un pesce, dimmi se mai s’è potuto chiamar vigliacco chi abbia bevuto tanto vin di Spagna quanto ne ho bevuto io quest’oggi ? Puoi forse sostenere una menzogna tanto mostruosa quando sei pesce soltanto per metà e mostro per l’altra ?”
William Shakespeare, ‘The Tempest’, 1611, p.207
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L’abate che, come savio, aveva l’altierezza giù posta, gli significò dove andasse e perché. Ghino, udito questo, si partì e pensossi di volerlo guerire senza bagno: e facendo nella cameretta sempre ardere un gran fuoco e ben guardarla, non tornò a lui infino alla seguente mattina, e allora in una tovagliuola bianchissima gli portò due fette di pane arrostito e un gran bicchiere di vernaccia da Corniglia, di quella dello abate medesimo; e sì disse all’abate: “Messer, quando Ghino era più giovane, egli studiò in medicina, e dice che apparò niuna medicina al mal dello stomaco esser miglior che quella che egli vi farà, della quale queste cose che io vi reco sono il cominciamento; e per ciò prenderele e confortatevi”.
Giovanni Boccaccio,Decameron,1370,Giornata X,Novella 2, pp.1124-25
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